close
RECENSIONIShifting TidesThe Sojourn

The Sojourn Recensione: fra buio e luce nel nuovo puzzle game firmato Shifting Tides

Uno degli indie che mi ha incuriosito di più in questo periodo è stato The Sojourn, puzzle game sviluppato da Shifting Tides e pubblicato da Iceberg Interactive, disponibile per PS4, Xbox One e PC (Epic Games Store). Ma come è andato il titolo?

Infiniti ringraziamenti a Iceberg Interactive per averci fornito una copia del titolo in anteprima per la recensione.

VERSIONE PROVATA PS4

Puzzle Game

Non è seguendo ciecamente gli altri che si cresce. Prova, fallisci, riprova, fallisci ancora. È l’unico modo per andare avanti.

The Sojourn è nella sua struttura un vero e proprio puzzle game, diviso per espliciti livelli che dovremo superare per procedere nel gioco. Ogni livello è formato da due parti: una prima in cui dovremo liberare una luce imprigionata in delle catene e una seconda, facoltativa, in cui dovremo raggiungere una pergamena contenente una frase su varie tematiche della vita, che vengono collezionate e, alla fine, consultate dal giocatore.

Proprio parlando di esse, tutte le citazioni presenti in questa recensione sono estrapolate dal gioco, scegliendone le migliori. Ovviamente i livelli sono molti, quindi ipotizzando di prendere tutte le pergamene si tratterebbe di circa sessanta frasi. I livelli hanno anche un nome, riferito alla frase di cui parla la pergamena. Il titolo ha però in realtà una struttura più ampia, basata su quattro ambientazioni chiave. La prima è una sorta di tutorial al gioco, in cui i livelli si susseguono gli uni agli altri e non ci sono le pergamene. Le altre parti, ambientate in ambienti più chiusi, hanno invece sia le pergamene che la luce.

Solo chi sceglie di affrontare ciò che ha di fronte potrà combattere per spianare il proprio cammino.

È in realtà molto difficile stabilire alcuni dei concetti che generalmente valuto nei giochi, come la trama, nel titolo di Shifting Tides. Questo perché il titolo indubbiamente eccelle su molti punti di vista, come il gameplay, ma su altri (come per l’appunto la trama) non sembra prendere posizione. Non c’è una vera e propria trama dietro, ma d’altronde in questo tipo di giochi raramente essa viene resa esplicita (mi viene da pensare a Journey o Abzu) e resta ambigua fino alla fine, per poi non svelarsi in modo esplicito per l’intero corso dell’avventura. Certo questo non è un punto di svantaggio, personalmente adoro l’enigmaticità nei videogiochi e in generale, e devo dire che in The Sojourn essa è gestita abbastanza bene. Certamente quello che viene mostrato non è abbastanza per riuscire a delineare un chiaro filone narrativo, ma comunque si riescono a cogliere dei dettagli e a gettare le basi di quello che è e che sembra The Sojourn.

La struttura a livelli è tuttavia un’arma a doppio taglio: da una parte essa dà al giocatore un senso di procedimento nel titolo, che la prima ambientazione (un palazzo con l’ascensore) riesce forse a dare di meno, e che la seconda ambientazione dà forse anche troppo, visto che il nostro obiettivo è chiaramente in vista. Ho invece trovato ottimale l’equilibrio della terza ambientazione, in cui il senso di procedimento è presente, ma si è sempre con il dubbio se si abbia finito il gioco o se ci saranno altri livelli, non sapendo dove trovare la fine. Proseguendo con gli elogi, essa definisce molto bene i limiti fra un livello e l’altro, mostrando le differenze fra le ambientazioni dei livelli (un’esempio è visibile nella concept art del paragrafo precedente) e gli ambienti neutrali. Spostandoci sui difetti di essa, possiamo trovare la mancata continuità fra i livelli, che diminuisce anche la voglia di giocare come è tale la differenza fra una serie TV continuativa alla Breaking Bad e una con episodi indipendenti alla Black Mirror. Nonostante possa sembrare un difetto da poco, se difetto si può definire, in realtà esso rovina abbastanza grossolanamente l’esperienza, visto che non fosse per la recensione penso avrei diminuito la frequenza di gioco verso la metà del titolo.

Ti potrebbe interessare: Tokyo Game Show 2019

Buio e Luce

Ma come si gioca a The Sojourn? Il titolo non gode di meccanismi troppo complessi e, nella sua semplicità di base, riesce a creare livelli sia estremamente semplici che estremamente complessi. Non nego di essere rimasto fermo su qualche livello per più di mezz’ora, mentre con altri livelli (non soltanto quelli iniziali) cinque minuti sono sufficienti. Ovviamente, credo che la difficoltà sia personale, e che magari qualcuno stia una manciata di minuti su livelli in cui io ho speso decine di minuti e viceversa. Parlando invece delle vere e proprie meccaniche di gioco, il gioco è un’alternanza strategica di buio e luce per raggiungere l’obiettivo, meccanismo semplice ma funzionale. Spendendoci qualche parola sopra, il livello è costellato da più o meno oggetti che servono poi a raggiungere il groviglio in cui è intrappolata la luce (visibile chiaramente nell’immagine qui sopra, in fondo a sinistra del livello di colore rosso) o a raggiungere la pergamena, sebbene la seconda parte del livello con essa sia una sorta di aggiunta, definibile come un DLC di un gioco completo (paragonando il livello al gioco completo), che non sempre è più facile del livello ma che è più breve.

Ci vuole coraggio ad alzarsi per primi. Il coraggio genera azione, che genera coraggio. Senza una convinzione che le alimenti, le parole sono solo parole.

L’oggetto chiave è la statua, visibile nella concept art sopra riportata, e noi siamo in realtà una di esse. Non sempre il livello ci mette a disposizione più statue, ma in linea di massima la difficoltà si troverà proprio nello scambiarsi fra le statue. Le statue, come già citato, possono difatti scambiarsi tra loro a patto che esse si trovino nel buio o che siano in possesso di una reliquia, una pietra che si inserisce nel cerchio al centro della statua o del riflettore e che lo fa rimanere attivo anche alla luce (il riflettore con un triangolo sopra di esso nello screenshot qui sopra ne è in possesso, e di conseguenza gli altri sono illuminati a loro volta). Essere nel buio ha quindi dei vantaggi non indifferenti, come trovarsi tutti gli oggetti attivi. I livelli sono composti anche di spine, che alla luce possiamo oltrepassare senza problemi ma che al buio si oppongono al nostro cammino. Il buio può anche creare ponti altrimenti non oltrepassabili, oltre a molte altre cose.

Nel gioco troviamo anche altri oggetti con cui interagire, che ci vengono introdotti come procediamo. I principali sono il fuoco azzurro (visibile nella concept art del paragrafo qui sopra), che ci permette di restare nella dimensione buia per una distanza limitata e i riflettori, di cui è ricco lo screenshot ad aprire Buio e luce, che servono a riflettere una sorta di tubo che permette di entrare nel buio. Gli altri oggetti ci vengono introdotti passando di ambientazione, e non li approfondirò proprio per questo.

I frutti proibiti sono proibiti soltanto perché qualcuno ha deciso così, non perché sono nocivi.

Spostandoci sul piano del level design, i livelli sono costruiti in maniera quasi impeccabile, sebbene un po’ di difficoltà in più non avrebbe guastato. Se stato cercando qualcosa che vi metta alla prova, non posso che mostrarvi The Sojourn. Continuo a ribadire che però la difficoltà è sbilanciata: passando da un livello all’altro, invero, si potrebbe passare da un livello semplicissimo ad un uno molto difficile, per poi tornare sul piano intermedio. Questo avviene perché nel titolo non è prevista una crescita di difficoltà graduale, che invece a parer mio sarebbe stata molto più proficua e, sebbene possa capire che alla presentazione di un nuovo strumento il gioco ponga un livello molto semplice per farne cogliere l’essenza al giocatore, questo non è un motivo per fare andare i successivi a caso in termine di difficoltà. Nonostante questa piccola pecca, comunque, il gioco è equilibrato in termini di quantità: in altre parole, i livelli molto difficili sono in giusto numero rispetto agli estremamente semplici, rendendo più intrigante l’avventura.

Pulizia

Se qualcuno mi chiedesse di definire The Sojourn con una parola, credo che sceglierei pulizia. Questo perché il gioco nel complesso mi ha dato una sensazione generale di pulizia, dalla grafica fino al gameplay. Soffermandoci sulla grafica, ad esempio, possiamo notare che tutto, dai modelli alle animazioni, è creato per essere il più minimal possibile: svolge il suo compito, senza troppi scarabocchi. Se il personaggio salta, si tratta di un salto non troppo esibizionistico, e se c’è una pozza d’acqua essa non è troppo movimentata, come a dare al giocatore una sensazione di tranquillità. Potrei sbilanciarmi dicendo che questo rende il gioco impersonale, cosa anche abbastanza vera, ma penso ci si attacchi di più a cose impersonali che a cose troppo emotive, così come nel XX Secolo andavano per la maggiore i quadri classici rispetto a quelli impressionisti. Concludendo la grafica, quindi, essa raggiunge il quanto basta senza mai essere di troppo, accompagnando il giocatore nella sua avventura in modo positivo.

Coloro che adottano sempre lo stesso punto di vista diventano incapaci di esplorare gli infiniti mondi che li circondano.

Come dicevo, anche il gameplay dà un senso di pulizia, da movimenti diretti fino alle meccaniche chiare ed esplicite fin dall’inizio. Proprio parlando di questo, il gameplay non ha apparenti pecche e, sebbene anch’esso non inviti a procedere nel titolo, non può apparentemente essere criticato. Parlando della musica e degli effetti sonori, anche essi tendono a rimanere puliti, sebbene la mancanza quasi totale di vere e proprie canzoni sostituite da effetti sonori ambientali non è un pro nei confronti del puzzle game Shifting Tides, che tende quindi ad essere  – parlando dell’audio – monotono.

L’obbedienza totale ti priva di qualunque pensiero: segui ciecamente, ma senza mai sapere perché.

Soggiornare

La conoscenza non si raggiunge, si insegue. Non smettere mai di inseguirla.

Concludendo, The Sojourn è un buon puzzle game, che cerca di estendersi agli orizzonti dei non-fan del genere, riuscendoci però fino a un certo punto. Il gioco si mantiene per tutta la sua durata abbastanza piatto, rischiando di essere in alcuni punti troppo freddo e impersonale, e non fa venire molta voglia di proseguire, visto che la struttura a livelli ne diminuisce la continuità, che si ha nella prima parte. Anche la durata è indubbiamente eccessiva per un gioco di questo tipo, con una sessantina di livelli (contando che ogni livello ha la pergamena, essi diventano circa 120).

D’altra parte, però, troviamo una produzione di indubbia qualità e, considerando che questo è il primo titolo di Shifting Tides, non posso che ritrovarmi a fare i complimenti allo studio neofito. Il gameplay completamente privo di bug (almeno per quanto riguarda la mia esperienza), l’ottimo level design che riesce ad equilibrare le difficoltà dei vari livelli, sebbene posti abbastanza a caso – riferendosi alla difficoltà, e la grafica pulita aiutano molto The Sojourn da questo punto di vista, e nonostante l’audio che lascia un po’ a desiderare il puzzle game riesce a superare largamente la sufficienza, pur senza raggiungere risultati eccellenti.

Questo viaggio arriverà alla fine, ma le orme che lasciamo saranno eterne e illumineranno la strada per molti altri che verranno.

The Sojourn esce il 20 settembre 2019 su PS4, Xbox One e PC.

sito ufficiale

Review overview

TRAMA 7.3
GAMEPLAY 9
AUDIO E VIDEO 7.5
LEVEL DESIGN 9
LONGEVITÀ 6.8

Summary

7.9 Sufficiente The Sojourn è il primo puzzle game di Shifting Tides e, per essere il loro primo lavoro, non si comporta certo male. Il gioco eccelle sotto alcuni punti di vista, come il gameplay e la pulizia generale della grafica, oltre che nel level design. Va però detto che esso ha una longevità eccessiva e non dà nessun (se non poco) senso di appagamento e di processo. Anche l'audio non è eccezionale, visto che in molti livelli il silenzio coperto da qualche leggero effetto sonoro la fa da padrone. Concludendo, The Sojourn è una buona produzione, indubbiamente da comprare per gli amanti del genere. Nonostante qualche pecca, comunque, il titolo riesce a raggiungere dei livelli molto alti nell'ambito dei puzzle game - genere che poco interessa al mercato AAA e che ha dominato da indie di pregevole fattura, proprio come The Sojourn.

Tags : itaitaliaitalianaitalianometacriticonepcps4recensioneshiftingsojournthetidesvotoxbox
Phil

The author Phil

Founder di gamesview.it, Phil è uno dei principali newser e recensore del sito. Ogni tanto, anche l’approfondimento videoludico entra nelle sue vene e scaturisce con articoli contenenti previsioni o opinioni.

Leave a Response